Dopo due anni di multe Ofcom ai siti per adulti, Downing Street ha chiesto a Meta, TikTok e X di adottare gli stessi controlli. A giugno il governo britannico ha annunciato il divieto ai social per gli under 16, con entrata in vigore prevista per la primavera 2027.
Quando il Financial Times ha raccontato per la prima volta che il governo britannico indicava OnlyFans come modello di riferimento per i controlli di età dei social network, la notizia sembrava un aneddoto curioso più che un programma politico. Sette mesi dopo non lo è più. Il 15 giugno 2026 il Regno Unito ha annunciato il divieto di accesso ai social network per i minori di 16 anni, con entrata in vigore prevista per la primavera del 2027, e ha messo la verifica dell’età al centro dell’intera architettura normativa di internet. Il percorso che ha portato fin qui è iniziato, non a caso, nel settore dei contenuti per adulti.
Il porno come terreno di prova
Da luglio 2025 l’Online Safety Act obbliga i siti pornografici operativi nel Regno Unito a dotarsi di quella che la legge definisce “age assurance altamente efficace”: controllo del documento d’identità, verifica della carta di credito o stima biometrica dell’età tramite riconoscimento facciale. Ofcom, il regolatore delle comunicazioni, ha trasformato questa norma in una campagna di applicazione sistematica, con multe che sono cresciute mese dopo mese.
A marzo 2025 è toccato a Fenix International, la società proprietaria di OnlyFans: 1,05 milioni di sterline di sanzione, non per l’assenza di controlli — la piattaforma li aveva — ma per aver comunicato a Ofcom un dato inesatto sulla propria “challenge age”, la soglia sotto la quale il sistema di stima facciale richiede una verifica aggiuntiva. Fenix l’aveva dichiarata a 23 anni, mentre in realtà era impostata a 20. A dicembre è stata la volta di AVS Group, multata per un milione di sterline per non aver introdotto controlli adeguati sui propri siti. A febbraio 2026 Ofcom ha colpito Kick Online Entertainment con una sanzione da 800.000 sterline, e pochi giorni dopo ha inflitto la multa più alta mai comminata sotto l’Online Safety Act: 1,35 milioni di sterline a 8579 LLC, gestore di diversi portali pornografici che per mesi non aveva introdotto alcun controllo. “I siti per adulti devono dotarsi di controlli di età robusti”, ha dichiarato George Lusty, direttore dell’enforcement di Ofcom, aggiungendo che chi ignora le richieste del regolatore deve aspettarsi conseguenze.
Alcuni operatori hanno scelto la strada opposta alla compliance: l’uscita dal mercato. Pornhub ha bloccato l’accesso agli utenti britannici a febbraio 2026, ripetendo quanto già fatto in Francia, dove la controllata Aylo aveva sospeso l’accesso da giugno 2025 in risposta alla legge SREN sulla verifica dell’età, definendo eccessivo il rischio per la privacy degli utenti legato alla raccolta di documenti sensibili. Il settore adult, insomma, è diventato il primo vero laboratorio su scala nazionale di cosa succede quando un governo pretende prove di età verificabili: chi si adegua, chi viene sanzionato, e chi preferisce sparire da un mercato piuttosto che sottostare alle regole.
Da Downing Street ai giganti tech
È in questo contesto che, il 16 aprile 2026, Keir Starmer e la segretaria alla Scienza, Innovazione e Tecnologia Liz Kendall hanno convocato a Downing Street i vertici britannici di Meta, Google, TikTok, Snap e X. Il messaggio, riportato da diverse testate che hanno seguito l’incontro, è stato diretto: i social devono adottare gli stessi controlli usati da siti come OnlyFans. “Le cose non possono continuare così”, ha detto Starmer aprendo la riunione, sostenendo che le piattaforme stessero mettendo a rischio i bambini. Kendall ha citato esplicitamente i siti per adulti come esempio di controlli applicati con efficacia.
L’Online Safety Act imponeva già, sulla carta, standard di age assurance “altamente efficace” anche ai servizi social che espongono i minori a contenuti dannosi. Il punto della riunione di aprile era un altro: nella pratica, quegli standard restavano facilmente aggirabili con una data di nascita falsa o una VPN. Nella stessa settimana, i deputati laburisti avevano respinto in Aula un emendamento della Camera dei Lord che avrebbe introdotto un divieto assoluto dei social per i minori, preferendo aprire una consultazione pubblica sul tema piuttosto che legiferare subito.
Il salto di qualità: il divieto per gli under 16
La consultazione, condotta tra marzo e maggio 2026, ha raccolto oltre 116.000 risposte da genitori, ragazzi ed esperti: secondo Downing Street, nove genitori su dieci si sono detti favorevoli a un divieto per gli under 16, e due terzi dei giovani interpellati hanno appoggiato restrizioni almeno per alcune piattaforme. Il 15 giugno 2026 il governo ha tradotto quei numeri in policy, ricalcando il modello già adottato dall’Australia il 10 dicembre 2025: dalla primavera 2027 Instagram, TikTok, YouTube, Snapchat, Facebook e X non potranno più offrire i propri servizi a chi ha meno di 16 anni. WhatsApp e Signal restano esclusi dal divieto, così come l’uso del web per informarsi, studiare o giocare.
Il pacchetto va oltre l’età minima. Il live streaming sarà vietato agli under 16 su tutte le piattaforme, così come il contatto con utenti sconosciuti, anche nei videogiochi online — una misura pensata contro l’adescamento. I chatbot che simulano relazioni romantiche o roleplay sessuali dovranno introdurre un’età minima di 18 anni: il Regno Unito rivendica il primato mondiale su questa restrizione specifica. Nella lettera inviata a Ofcom lo stesso 15 giugno, Kendall ha scritto: “Voglio che sia chiaro: questo divieto dovrà essere applicato con rigore fin dall’inizio”. Al regolatore sono stati assegnati poteri di multa fino al 10% del fatturato globale annuo delle aziende inadempienti, oltre alla possibilità di chiedere ai tribunali il blocco di una piattaforma nel Regno Unito.
Il percorso legislativo passerà per una legislazione secondaria basata sul Children’s Wellbeing and Schools Act: il governo punta a un voto parlamentare entro Natale 2026, con le prime norme attuative attese in vigore dalla primavera 2027.
Come si verifica un’età online
Il nodo tecnico resta lo stesso affrontato per primo dai siti per adulti: come dimostrare che un utente ha, o non ha, una certa età senza costruire un archivio centralizzato di documenti sensibili. I metodi oggi considerati validi da Ofcom includono il caricamento di un documento d’identità, la verifica tramite carta di pagamento e la stima dell’età tramite analisi biometrica del volto — quest’ultima tarata su una “challenge age” precauzionale, più alta della soglia legale, così da lasciare un margine di errore a favore della sicurezza. In parallelo, in Europa si sta sperimentando un approccio diverso, basato su token digitali che confermano l’età senza rivelare altri dati: è il modello alla base del futuro portafoglio digitale europeo (EUDI Wallet), già in fase pilota in Francia, Italia, Spagna, Grecia e Danimarca.
Il settore dell’age assurance, che nel Regno Unito coinvolge aziende come Yoti, Ondato, Onfido e Veriff, rivendica ormai una scala industriale: l’associazione di categoria Age Verification Providers Association sostiene che a livello globale siano già stati effettuati oltre un miliardo di controlli di età di questo tipo. Per Kendall, però, la scala non basta da sola: nella lettera a Ofcom ha chiesto al regolatore di individuare metodi “altamente efficaci” che non finiscano per escludere adulti privi di passaporto o patente, un problema reale in una popolazione dove non tutti possiedono documenti fotografici.
Le obiezioni
Non tutti condividono l’impostazione. L’organizzazione per i diritti digitali Defend Digital Me solleva un’obiezione strutturale: per verificare che un utente abbia più di 16 anni, il sistema deve necessariamente far provare la propria età anche a tutti gli adulti, con l’effetto di estendere la raccolta di dati biometrici o identificativi all’intera popolazione online, non solo ai minori. L’organizzazione Open Rights Group parla di un “ratchet delle politiche”: ogni misura di sicurezza per i minori introdotta nell’ultimo decennio — dai filtri di default dei provider fino all’Online Safety Act — avrebbe mancato gli obiettivi promessi, spingendo il governo verso la misura successiva, più drastica, invece che verso una revisione dell’approccio.
Le grandi piattaforme, dal canto loro, avvertono di un rischio diverso: se Instagram, TikTok o YouTube diventano inaccessibili ai minori di 16 anni, quei ragazzi potrebbero spostarsi su servizi più piccoli, meno regolamentati e meno attrezzati per moderare contenuti dannosi, invece di restare su piattaforme che almeno investono in sicurezza. Anche il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha invitato i governi europei a rafforzare l’applicazione delle regole già esistenti prima di introdurre divieti generalizzati. Resta infine aperta la domanda sulla responsabilità in caso di violazione dei dati: se un fornitore di verifica dell’età subisce una fuga di documenti d’identità o dati biometrici di minori, chi ne risponde legalmente, e per quanti anni.
Le prossime tappe
Il calendario dei prossimi mesi è già fissato. Entro il 17 luglio 2026 — quindi nei prossimissimi giorni — l’Online Safety Act impone a Ofcom di pubblicare un rapporto sull’efficacia reale dei controlli di età adottati finora dalle piattaforme, un dato che diversi critici ritengono dovrebbe arrivare prima, non dopo, l’annuncio di nuove restrizioni. A luglio è atteso anche il documento con cui il governo risponderà nel dettaglio a tutti i temi sollevati dalla consultazione pubblica, comprese le ipotesi di coprifuoco notturno e limiti allo scorrimento infinito dei contenuti per i minorenni. Ofcom dovrà poi presentare entro ottobre 2026 uno studio rapido su cosa costituisca, in pratica, un’age assurance “altamente efficace” per verificare chi ha più di 16 anni: un lavoro tecnico che informerà il dibattito parlamentare prima del voto atteso entro fine anno.
Quello che era iniziato come un problema di conformità per un numero relativamente ristretto di siti per adulti è diventato, nel giro di poco più di un anno, il modello di riferimento per regolare l’accesso dei minori a gran parte del web britannico. Vale la pena ricordarlo la prossima volta che un’app chiederà una foto del documento d’identità prima di lasciar aprire un profilo: quella richiesta ha una storia, ed è iniziata altrove.
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